Esiste un paradosso nel mio percorso: mentre l’impegno decennale nella cooperazione internazionale e il ruolo di Corrispondente Diplomatico ricevono stima e riconoscimento, una parte di mondo sceglie la via del livore. È il riflesso di un’ottusità che non tollera il coraggio e l’intraprendenza, virtù ormai aliene a generazioni che hanno smesso di osare.
Costoro sono dinosauri dello spirito, custodi di una mentalità vetusta alimentata dalla frustrazione. Rappresentano un passato destinato all’estinzione, poiché il tempo non ha mai avuto pietà per gli immobili e per chi rifiuta di cambiare marcia. È doloroso osservare menti potenzialmente fertili scegliere l’involuzione, preferendo la sicurezza del pregiudizio al rischio dell’evoluzione.
L’altro non è un avversario, ma una risorsa.
Mi sono formato nella convinzione che la diversità sia l'ossigeno necessario alla nostra parzialità: una strada diversa non è una minaccia, ma un ampliamento del campo di gioco.
A chi si è fermato a un giudizio di superficie, condizionato da letture affrettate o da una complessità che scambia per ambiguità, rivolgo un invito alla curiosità. Fermarsi all'apparenza, senza il desiderio di esplorare l'ignoto, è un atto di stoltezza paragonabile ai più oscuri oscurantismi della storia.
Forse, conoscendomi davvero, non piacerei affatto; forse piacerei ancor meno. Ma quel rifiuto sarebbe, almeno, figlio della ragione e non della pigrizia. Rinunciare a comprendere ciò che appare criptico non è una critica al soggetto, è l'ammissione della propria incapacità di vedere oltre. In ogni essere umano brulica un universo che attende solo di essere scoperto: il giudizio ferreo è il rifugio di chi ha troppa paura di esplorare.
Eppure, il domani appartiene a chi sa ancora cambiare prospettiva.

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