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Visualizzazione dei post da 2026
Io e te, sospesi sul ciglio della notte, seduti a gambe incrociate sulla riva d’infinito del cielo stellato. Sopra di noi, il buio non fa paura: ci avvolge come un lenzuolo di seta scura, intessuto di silenzi antichi e del canto vibrante delle cicale che insegna al cuore a rallentare. In questo spazio non siamo il nostro passato, né le ansie di domani. Siamo attimi purissimi. Siamo momenti che respirano. Siamo, semplicemente. E quanta meraviglia ci perdiamo ogni volta che lasciamo la presa per inseguire il rumore della mente, la corsa affannata dei pensieri che fuggono via. La meditazione, invece, ci riporta a casa con la pratica millenaria del Trataka: la fissazione dello sguardo. Nell'oscurità della stanza o della notte, ti siedi e offri i tuoi occhi alla fiamma di una singola candela. Diventi un faro d'attenzione pura. Il fuoco danza davanti a te e diventa uno specchio cosmico: l'esterno si dissolve e la mente si acquieta. È qui che accade la magia del presente, il cuore...
Ci sono momenti che ripagano di ogni notte insonne, di ogni corsa contro il tempo e di tutti quei sacrifici silenziosi che restano dietro le quinte del nostro servizio. In questi 18 anni volati via tra la Croce Rossa e il Servizio Territoriale 118, il regalo morale più grande me lo ha fatto Denise. A distanza di qualche settimana dal nostro intervento di soccorso urgente, Denise è tornata da noi per consegnarmi una lettera di una delicatezza disarmante, un piccolo scrigno di parole che mi ha toccato il cuore nel profondo. Vederla di nuovo lì, forte, riabbracciare la sua famiglia con le lacrime agli occhi e un sorriso pieno di luce, è stato uno di quei momenti che illuminano d'un tratto l'intero cammino. È stato come riscoprire, attraverso i suoi occhi, la bellezza pura e un po' magica di questo ruolo: capire che ogni singolo sforzo, anche quello che pochissimi riescono a immaginare, trova il suo senso più grande nel dono di una vita che ricomincia a fiorire. Condivido con v...
Lettera aperta a Ilaria, la poliziotta dell'A1 Non sono solito commentare i fatti di cronaca. Viviamo un tempo di grande confusione mediatica, in cui è difficile farsi un'idea compiuta di eventi che raramente ci vengono raccontati per intero. Ma quanto accaduto il 3 settembre mi ha toccato nel profondo, e sento il bisogno di scriverne: non per aggiungere altra cronaca alla cronaca, ma per fissare un pensiero che da giorni non mi lascia. Quel giorno un uomo, Federico Vella, ha ucciso la sua ex compagna, Lorena Isceri, e si è poi tolto la vita lanciandosi da un viadotto dell'autostrada A1. È un femminicidio, e va chiamato con il suo nome: un crimine odioso, l'ennesimo di un anno già segnato da tante tragedie identiche. Su questo non c'è ambiguità che tenga, e non spetta a questa lettera analizzarne le cause. È un compito che spetta alla Politica, alle Istituzioni e alla Scuola, le quali devono affrontarlo con una serietà tale da impedire che simili eventi possano ripe...