È la malinconia che amo. Non è tristezza fine a se stessa. È quella sensazione di stare in piedi su un belvedere e guardare lontano — sapendo che non puoi raggiungere quello che vedi, e che è esattamente per questo che è bello. C'è qualcosa di necessario nel sentire il peso delle cose. Come certi accordi minori che non vorresti mai risolvere — stanno benissimo dove sono, sospesi, vivi nella loro incompletezza. Tenere insieme la leggerezza e il peso senza che si escludano. Questa è l'arte che nessuno insegna e che o impari da solo o non impari mai. Le cose più intense spesso non durano — bruciano chiare, consumano l'aria intorno, e poi bisogna imparare qualcosa di difficilissimo: tenerne la luce dentro senza poterla più toccare. Trasformare la perdita in qualcosa che illumina invece di qualcosa che brucia. Non tutti ci riescono. Io ci provo ogni volta. Per me contano le conversazioni che hanno sostanza, i momenti che hanno sapore. Quelli in cui senti che stai mordendo qualco...
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