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C'è un silenzio che gela, ogni volta. Un nome che si aggiunge a una lista che non dovrebbe esistere, e l'eco di una domanda che ci scava dentro: perché? Apprendere di un'altra vita spezzata, di un altro femminicidio, non è più solo sdegno. È un orrore fisico, un vuoto che si spalanca sotto i piedi e ci lascia senza fiato, terrorizzati al pensiero del prossimo nome, del prossimo domani.

Sono nato in un mondo che respirava un'aria diversa, o forse ero solo un ragazzo fortunato. Sono cresciuto circondato da anime dolcissime, da uomini e donne per cui la sensibilità, la cura, non erano semplici valori, ma spiriti guida. E io non li ho mai abbandonati. Nella vita puoi perdere tutto, ma non quello in cui credi. Non puoi smettere di essere la persona che sei.

E io credo, con ogni fibra del mio essere, nel ruolo sacro di un uomo: quello di essere protezione, di essere cura. Credo che l'unica "natura forzuta" che ci appartiene sia questa: la forza di custodire, l'impeto sano di essere uno scudo. Com'è possibile, allora, che una mano che dovrebbe proteggere diventi l'abisso? Non riesco a comprenderlo. Sento solo il nulla.

Una figlia non può andarsene così. Mai. Una figlia è un sogno che cammina, e ogni uomo che incontra sul suo percorso dovrebbe essere una spinta verso quel sogno, un vento a favore. Mai la tempesta che la inghiotte.
È impossibile immaginare la devastazione di un padre. È impossibile sopravvivere al pensiero di cosa muore dentro una madre, quella madre che quella vita l'ha nutrita per nove, splendidi mesi; che l'ha sentita sua prima che fosse del mondo. Quella madre che non troverà pace finché non sentirà il rumore della chiave nella toppa, a qualsiasi ora della notte. Quella cosa che solo un genitore può capire.

E noi figli, forse, iniziamo a capire davvero solo quando comincia quel viaggio complesso e meraviglioso di accompagnare i nostri genitori verso l'orizzonte. Loro ci hanno portati in questo mondo; il nostro compito, la nostra benedizione, è essere i loro complici e compagni verso quell'altro luogo, che non è una fine, ma solo il naturale proseguimento del cerchio. Siamo il sogno di tutti i nostri antenati. E un sogno non si può uccidere.

Vorrei solo questo: poter tornare indietro, ogni singola volta. Essermi trovato lì, in quell'istante, in quei paraggi maledetti. Lo avrei impedito, a qualunque costo. Perché una vita spesa per proteggerne un'altra non è solo una vita vissuta bene. È una vita che trova in quel gesto tutto il senso del mondo.

Questo desiderio mi ha guidato anche indossando una divisa. Mi ha spinto a superare la burocrazia, a violare con orgoglio qualche regolamento interno per tener fede a una promessa più alta. Quante volte, nel cuore della notte, ho visto una ragazza sola, seduta sul marciapiede, in attesa di un autobus che non sarebbe passato per ore? Non l'ho mai lasciata lì. E sono sicuro che quel piccolo gesto, quel riaccompagnarla a casa, al di là di ciò che un burocrate potrà mai contestarmi, sia stato il modo più alto di onorare quella divisa. Le Istituzioni sono questo: servizio, protezione, umanità.

E non me lo sono mai risparmiato neppure e soprattutto da comune cittadino. Credo di aver accompagnato a casa più sconosciute io di un taxi. E ogni volta, in quella ragazza vedevo una sorella, o la figlia che un giorno avrei potuto avere. E nella realtà, lei è la sorella e la figlia di qualcuno che, da qualche parte, la sta aspettando per poterla riabbracciare!

Per questo vi prego. Cari genitori, cari professori, cari educatori. Insegnate ai nostri ragazzi un modello di "superiore gentile". Insegnate loro che la vera grandezza di un uomo è quando la sua forza si fa salvifica.

Negli anni '90, quando ero ragazzo, i vigliacchi li prendevamo in giro, insegnavamo il coraggio e il valore della bellezza. Facciamo che torni di moda.

Insegnate ai vostri figli che tornare a casa è un diritto inalienabile. E che i veri supereroi non indossano un mantello.

Ti riportano a casa, sana e salva.



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