È la malinconia che amo. Non è tristezza fine a se stessa. È quella sensazione di stare in piedi su un belvedere e guardare lontano — sapendo che non puoi raggiungere quello che vedi, e che è esattamente per questo che è bello. C'è qualcosa di necessario nel sentire il peso delle cose. Come certi accordi minori che non vorresti mai risolvere — stanno benissimo dove sono, sospesi, vivi nella loro incompletezza. Tenere insieme la leggerezza e il peso senza che si escludano. Questa è l'arte che nessuno insegna e che o impari da solo o non impari mai. Le cose più intense spesso non durano — bruciano chiare, consumano l'aria intorno, e poi bisogna imparare qualcosa di difficilissimo: tenerne la luce dentro senza poterla più toccare. Trasformare la perdita in qualcosa che illumina invece di qualcosa che brucia. Non tutti ci riescono. Io ci provo ogni volta. Per me contano le conversazioni che hanno sostanza, i momenti che hanno sapore. Quelli in cui senti che stai mordendo qualco...
C'è qualcosa che nessuno ci insegna davvero: che la bellezza non ci abbandona — si ritira, semmai, verso strati più profondi. La giovinezza è una forma. La saggezza è una sostanza. E la sostanza dura. Il tempo non è un nemico. È il medium attraverso cui esistiamo. Siamo come la fiamma sulla candela: consumarsi non è sconfitta, è la condizione stessa del brillare. Abbiamo tremato nel vento, scaldato chi ci stava vicino, diffuso nell'aria profumi che qualcuno, da qualche parte, ricorda ancora. Questo non è poco. Questo è tutto. Prima di arrivare qui eravamo un'intuizione, un'immagine sospesa nel possibile. E così torneremo. Ma in mezzo — in questa parentesi luminosa e breve — abbiamo la possibilità rara, preziosa, di scegliere chi essere. Il mondo farà quello che sa fare: deludere, ferire, rifiutare. Le relazioni si spezzeranno. Le persone mancheranno. Eppure — ed è qui che risiede la vera libertà interiore — possiamo sempre decidere di essere la parte più bella di quella...